Seminario residenziale tenuto a Colle Val D’Elsa - Siena, Villa Sabolini
dal 27/12/05 al 03/01/06
Il seminario è incentrato sulla “terapia dell’ascolto”, ovvero su narrazione e commento di storie di nascita, morte e transizione tratte dal Bhagavata Purana.
Estratto dal CD:
[...] Questo argomento è di fondamentale importanza sia per la conoscenza del processo ineluttabile della morte, sia come fondamento dell’agire durante la vita. Molti nel corso dei secoli hanno sostenuto che per capire la vita è necessario conoscere la morte e che per progettare la vita è fondamentale risolvere l’enigma nascita-morte, pena un’improvvisazione nelle scelte che può causare sbagli tragici. Il tema della morte e della nascita ha molte implicazioni perché i due fenomeni si inseriscono nel contesto molto complesso della vita; per questo affronteremo lo studio dello Shrimad Bhagavatam come terapia e via di uscita al problema della morte. La morte è inevitabile, è l’unica vera certezza della vita. Molti autori nella storia umana, anche in epoche pre-storiche, hanno trattato questo tema utilizzando linguaggi diversi; oggi prevale quello biologico che si occupa principalmente della morte clinica, ma esistono diversi stadi del morire e anche infiniti modi di morire. La morte clinica è l’ultimo di questo processo ed è quello che tocca meno il vero protagonista del processo del morire. Noi studieremo il processo del morire perché siamo preoccupati di ciò che succede prima dell’attimo del morire e di ciò che succede dopo il momento della morte che sono più importanti dell’istante del trapasso. Il Bhagavata Purana è un modello di conoscenza e di esperienza in questo campo.[...]
[...] Che cosa può fare una persona che deve lasciare il corpo in sette giorni? Che cosa dovrebbe fare per ottenere il massimo successo, per poter mettere fine al succedersi delle morti in un ciclo continuo, samsara? Quale è il comportamento di uno che vuole mettere l’ultimo passo sulla testa della morte per poterla scavalcare? Vengono così raccontate nel Bhagavatam queste infinite storie, affinché i contenuti inconsci si trasformino e liberino la loro energia, energia psichica intrappolata, incapsulata negli automatismi mentali, nelle false credenze, nelle innumerevoli fobie che ruotano attorno al tema della morte, affinché il soggetto riesca ad integrare perfettamente la sua poliedrica personalità e situarsi nella dimensione della realtà in cui non più si muore.
Questi racconti sono mirati a suscitare nell’ascoltatore la forte impressione che tutto continua; niente si interrompe, ma tutto si trasforma. Narada vede nella morte della madre una trasformazione della propria vita; la morte non è l’interruzione del rapporto tra lui e sua madre. Egli era un bambino, ma la buona sorte aveva voluto che servisse i Bhaktivedanta (persone sante) e fosse da loro nutrito con gli avanzi del loro cibo; e ricevendo da loro insegnamenti, poté, nel giro di una stagione, formarsi una coscienza, una comprensione dell’uomo e del cosmo. Muore sua madre: uscendo una sera al buio per andare a mungere le vacche venne morsicata da un serpente velenoso e quel morso fu fatale; e non aveva altri parenti Narada; non aveva una posizione sociale. Quello era l’unico attaccamento; non era Narada a sentirsi solo senza lei, a sentirsi non protetto e dunque fragile socialmente, ma era la madre che era attaccata a lui, poiché era l’unico bene che ella avesse, non avendo il marito, la famiglia, il clan, posizione sociale etc., vedeva in questo figlioletto tutto il suo patrimonio. Narada non era così attaccato alla madre, ma per non dispiacerle si lasciava "possedere", per così dire; permetteva alla madre di nutrirsi dell’affetto che egli generava; privando la madre di quell’affetto, la madre ne sarebbe morta.
Ci sono diverse morti descritte nel Bhagavata Purana e una di queste è per improvvisa mancanza d’affetto; anche nel Ramayan Dasharatha muore di crepacuore quando Rama accetta la via dell’esilio. Quindi si muore anche per mancanza d’affetto, è una morte terribile. Narada vede il fato come liberatore e il serpente che morsica sua madre lo vede come il tempo.[...]
Note sull'autore: Marco Ferrini, Ph.D. Psychology. Da oltre trent’anni si dedica allo studio e all’insegnamento della cultura vedica, che ha approfondito con viaggi in India e soggiorni di studio nei luoghi sacri dell’Induismo. Ha ideato programmi radio ed è intervenuto in trasmissioni televisive su tematiche inerenti la cultura Vedica. E’ autore di saggi e libri sulla Filosofia, la Scienza, l’Arte e la Religione dell’ India antica. Tiene Lezioni, Corsi, Conferenze e Seminari presso Facoltà universitarie e Istituzioni culturali. Collabora con studiosi e centri di ricerca in Italia, negli Stati Uniti e in India. (altre informazioni)
Durata: 20 ore e 37 minuti