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Estratto da "Libertà dalla Solitudine e dalla Sofferenza" (vai al libro)


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Il tema su cui desidero intrattenervi quest’oggi, di grande rilevanza antropologica, riguarda la salute complessiva, la salute olistica.
Nonostante il diffuso benessere economico nel mondo industrializzato e il crescente sviluppo tecnologico della società attuale, permane nell’individuo un senso di smarrimento che causa disagio profondo, paura, senso di solitudine, sofferenza.
Le ultime statistiche a cura del Ministero della Salute rilevano che, solo nel nostro paese dieci milioni di persone, bambini inclusi, sono affette da disturbi della personalità e da malattie mentali. In altre parole: una persona su cinque presenta questo tipo di disturbi. Sono cifre molto elevate che destano preoccupazione.
Va aggiunto che le persone comunque colpite dalle conseguenze di tali patologie sono, per contiguità, molte di più: coloro che vivono un disagio mentale creano infatti difficoltà anche ai propri familiari e a quanti hanno a che fare con loro.

 

Solo quando la situazione diventa intollerabile viene richiesto l’intervento di uno psicologo o di uno psichiatra, il quale generalmente prescrive cure a base di psicofarmaci che si limitano ad attenuare il malessere, senza però eliminarlo.
Vorrei dunque sollecitare la vostra attenzione verso il problema poiché, prima di poter curare, si deve percepire adeguatamente il fenomeno, considerare l’esatta misura del disagio, per poi agire in maniera efficace ed auspicabilmente definitiva.
Se intendiamo affrontare in modo positivo i temi della solitudine, della paura, del dolore, con l’intento cioè di superarli, dobbiamo capire bene chi è “colui che soffre”.
L’Occidente, che ha riscosso grandi successi nel campo della tecnologia, investigando la materia fino ad addentrarsi nella scienza atomica e subatomica, ha però trascurato un campo di ben più grande rilievo: la persona nella sua essenza più intima, il soggetto, il sé, che si esprime attraverso la coscienza.
Si conosce il corpo di una persona, il suo sistema respiratorio, immunitario, endocrino, sanguigno, ma si sa ancora troppo poco della mente. E se la mente è poco conosciuta, ancor meno lo è l’essere, che può conoscersi solo attraverso la purificazione della propria coscienza. Il sé, il soggetto, il vero protagonista della vita, è situato oltre la mente ed il corpo.
Gli antichi saggi indiani, appartenenti alla civiltà dei Veda, hanno espresso una visione dell’essere così interessante e ricca che ancora oggi può integrare le conoscenze occidentali, apportando tutto un patrimonio di intuizioni e scoperte che da sempre costituisce il tesoro di persone sagge e illuminate, inestimabile per completezza e sperimentabilità.
Ogni risorsa è un bene universale, vale a dire un bene di cui tutti dovrebbero poter usufruire; così anche la vera sapienza non può rimanere confinata ad un popolo, ad un’area geografica, ma è per l’umanità intera.
La conoscenza dell’essere, che i saggi antichi e moderni dell’India hanno sviluppato nel corso dei millenni, costituisce un patrimonio di importanza assoluta, perché capace di guarire i mali della società moderna.
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