CSB Store - © Copyright Centro Studi Bhaktivedanta 2012
Estratto da "Affinità Karmiche e Relazioni Familiari" (vai al libro)

[…]
Approfondiamo l’analisi dei conflitti e proponiamo vari tipi di soluzioni dei conflitti stessi; vediamo ad esempio come ciò che determina il conflitto, la causa patologica può diventare energia risolutiva del conflitto stesso. Abbiamo esaminato diverse situazioni nelle quali il conflitto insorge dall’interazione tra individui. E’ impensabile che esista conflitto tra una persona e una cosa, il conflitto è sempre interno alla persona. Quando un oggetto materiale appare come causa di conflitto è una proiezione, una difficoltà interna riflessa all’esterno. Prima si è detto che è sempre l’esito di una relazione difficile, ma ciò non implica necessariamente che la relazione sia tra due soggetti diversi.
Molti conflitti sono intrapersonali e non interpersonali. Intrapersonali significa che un individuo ha conflitti interiori, con sé stesso. Si tratta di vari livelli di psiche e coscienza che entrano in conflitto e questa conflittualità è una delle cause più frequenti del malessere diffuso nella società moderna.

 

Ogni problema intrapersonale genera in un breve tempo conflitti interpersonali perché quando la persona non sta bene, non vive bene, ha tendenza a proiettare sugli altri la causa del proprio malessere. Appare più comodo incolpare gli altri dei propri problemi, ma non è la soluzione perché così facendo si allarga la sfera della sofferenza. Gli altri vengono presi dallo stesso nostro malessere, perché insoddisfazione, irrequietezza, aggressività, nervosismo sono contagiosi.
Il lavoro deve essere fatto su due piani; quello più facile è verso l’esterno e consiste nell’aggiustare i rapporti con gli altri. I problemi più difficili da risolvere sono quelli con noi stessi, che spesso non sappiamo di avere, perché creati da atteggiamenti quasi sempre inconsci. La soluzione di questo tipo di problemi implica un lavoro serio su noi stessi e una disciplina da seguire; chi non ha voglia di fare questo lavoro a monte, di compiere una serie di aggiustamenti nella personalità, è suo malgrado costretto a subire le spinte dell’inconscio e le conseguenze, per lo più sono ignote, dei nostri samskara o dei desideri latenti, forze situate nella mente profonda.
Abbiamo immense forze da gestire che prima dobbiamo conoscere. Dobbiamo avere una conoscenza, seppur teorica, perché la pratica senza conoscenza è rischiosissima. Prima di fare l’esperienza, vijnana, occorre jnana, la conoscenza; occorre un quadro teorico di riferimento per potere agire.
E’ assai pericoloso impostare relazioni, matrimoni, società, attività, qualsiasi cosa senza avere la conoscenza necessaria. Ci sono buone probabilità che questi rapporti alla fine risultino fallimentari.
Se la relazione si basa sulle spinte dell’ego, i problemi rimangono. Se invece sono incentrate sul livello superiore del divino, su Dio, ogni problematica, se mai dovesse sorgere, poi si risolve. A livello di essere incarnato, d’altra parte, l’ego è l’elemento di interfaccia, perché senza ego non possono esserci relazioni; ma poiché l’ego è fortemente influenzato da vari condizionamenti, paradossalmente, oltre ad essere l’oggetto della relazione, è anche l’oggetto del conflitto.
L’ego è indispensabile perché è il destinatario, il punto di riferimento, tuttavia se i due soggetti sono teocentrici, la relazione funziona senza conflittualità. I conflitti si destrutturano in presenza dell’amore. Un esempio molto elementare è dato dall’oscurità che si destruttura in presenza della luce; non è necessario lottare contro le ombre, basta illuminarle. Non dovete trasformarvi in novelli Don Chisciotte e lottare contro i mulini a vento, è sufficiente avere uno scopo positivo perché tutto ciò che è negativo si trasformi da solo.

[...]

CSB Store - © Copyright Centro Studi Bhaktivedanta 2012